ATLETA DEL MESE: Michele Fortunato

Siccome non ci piacciono le cose facili ecco una delle nostre scommesse: schierare un marciatore alle finali dei Cds. E che marciatore!

E’ proprio lui: Michele Atletapercaso Fortunato! Oltre due anni senza partecipare ad una gara, di allenamento manco a parlarne, fino alla “chiamata”. E allora via con i lavori di marcia nella calda estate pugliese per arrivare pronti all’appuntamento finale.

E alla fine la scommessa è vinta, un quinto posto e punti preziosi per la classifica. D’altronde la marcia è un marchio di famiglia!

Patriottismo o sacrificio?

Non è stato affatto un sacrificio fare i 5 km di marcia ad Orvieto alla finale interregionale dei CdS assoluti, certo ormai non mi alleno più ma la squadra è la squadra… Credo che quando si è parte di una comunità sia giusto fare il proprio, è anche un po’ il bello della nostra società che gli atleti si adattino e si dimostrino disponibili pure in specialità che non son le proprie, è la logica del tutti per uno, uno per tutti. Ad Orvieto quindi son venuto volentieri, sarei venuto in ogni caso, ma a me come agli altri ha fatto piacere apportare il proprio contributo per raggiungere il terzo gradino del podio.

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Atletica dentro e fuori dal campo come nasce la passione?

Durante l’infanzia ad Andria lo sport non era tra i miei interessi, non lo conoscevo bene e non lo seguivo; non mi appassionava il calcio e avevo sì praticato la pallavolo a livello agonistico e un poco di nuoto ma non avevo provato uno stimolo serio. Intorno ai 14 anni vinsi una gara dell’oratorio e mi proposero di provare l’atletica ma, dopo un tentativo, mi era sembrata noiosa. E’ stato alle superiori che mi sono riavvicinato alla pista: partecipavo alle gare per essere esonerato dalle lezioni…  Quando poi venni convocato ad una rappresentativa nazionale come portacolori della Puglia è scattato qualcosa. E’ come se avessi compreso che quello che facevo lo facevo per me stesso, per mio merito e per mio vantaggio e questo è qualcosa che lo sport di gioco non ti da. E’ nata la consapevolezza di me stesso, la correttezza e la disciplina; mi allenavo da solo, l’allenatore mi dava il programma e stava a me soltanto rispettarlo; lì ho imparato che l’impegno premia… L’atletica mi ha dato tantissimo, mi ha fatto crescere e così ora continua a far parte della mia vita. La mia esperienza con TrackArena (prima Atleti per caso) mi ha fatto maturare ulteriormente e la porto avanti, nonostante il grande l’impegno che mi richiede, perché son convinto  arricchisca notevolmente le mie esperienze e le mie capacità nonché allo stesso tempo trasmetta ad altri come me la passione e la voglia di mettersi in gioco.

Ci si allena per l’atletica o per il risultato?

Personalmente non ho dubbi: ci si allena per l’atletica!

Una volta entrato nell’ambiente di questo sport ne sono rimasto affascinato. Mi piace la disciplina che ti da l’allenamento quotidiano, è stato questo che mi dato fiducia e mi ha fatto credere in me stesso. Certo poi il risultato e l’agonismo sono importanti e molto dipende anche dal carattere che si possiede ma sicuramente apprezzo maggiormente l’allenamento rispetto alla singola gara. Sono convinto che l’atletica sia una scuola di vita e che vada bene e ci sia spazio per tutti, insomma è uno sport democratico.

Cosa rappresenta per te l’ACSI Campidoglio Palatino?

La Campidoglio è la mia prima vera squadra.

In Puglia facevo parte di una squadra amatoriale ed ero quindi l’unico ragazzino, non avevo compagni; successivamente i risultati mi hanno portato ad una squadra di Molfetta (la più grande squadra pugliese), ma l’allenarmi a distanza e la poca socievolezza degli altri ragazzi ha fatto si che in quegli anni vivessi l’atletica esattamente come uno sport individuale. Quando sono arrivato a Roma, e quindi alla Campidoglio, ho capito come dovrebbe essere una squadra, ho scoperto cosa volesse dire avere dei compagni di allenamento e un allenatore che ti segue e il sentimento di appartenenza ad un gruppo unito per il quale tu sei importante anche a prescindere dai risultati. Pian piano poi la curiosità mi ha spinto a capire come funzionasse la squadra ed ad impegnarmi anche fuori dal campo nelle attività svolte dalla società. Oggi l’impegno verso la mia squadra è di diverso genere ma egualmente alimentato dalla considerazione di far parte di una splendida realtà.