Atleta del mese: Fabrizio De Martini

Fabrizio è stato autore di tre ottime prove alla Corri per il Verde e ha contribuito in maniera determinante al raggiungimento del terzo posto alla “staffetta Maratona” di Villa Borghese. Classe ’70, autore in passato di tempi sotto i 4′ sul 1500 e sotto i 15′ sui 5000, ma sempre proiettato al futuro. Ecco a voi Fabrizio!

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Quanto l’atletica ha condizionato la tua vita?

L’atletica fa parte di me, ha significato tantissimo per la mia crescita ed è per questo che continuo a praticarla. Ho iniziato alla fine degli anni ’80 con Enrico Pitti che, oltre ad essere un grande allenatore, è diventato un riferimento ed un amico, e con un bel gruppetto di compagni di fatiche con cui ancor oggi sono in contatto, per cui sicuramente l’atletica ha influenzato la mia vita anche al di fuori del campo sportivo.

Questo sport inoltre mi ha insegnato a pormi degli obiettivi e ad impegnarmi per perseguirli, ma allo stesso tempo ho imparato a saper affrontare la sconfitta, ad impegnarmi sempre al massimo credendoci fino in fondo, con la consapevolezza che la vittoria non è la norma e che la vera forza sta nel non mollare mai. Questi valori mi son serviti moltissimo nel quotidiano.

 

Cosa significa per te oggi correre?

Con il passare del tempo e il modificarsi delle priorità e degli impegni è diventato difficile allenarsi. In certi periodi ho dovuto smettere del tutto ma poi sentivo quel bisogno di correre, di mettermi alla prova, anche per contrastare il tempo tiranno che scorre per tutti. Ma checché ne dica De Coubertin in me l’agonismo non è mai scemato, certo l’avversario e gli obiettivi cambiano, oggi corro contro di me ma soprattutto corro con me, con la massima presenza a me stesso e apprezzandolo maggiormente.

In ogni caso come dicevo la grinta non mi manca e quindi cerco di allenarmi almeno 4 volte a settimana anche perché mi son posto l’obbiettivo delle qualificazioni ai Campionati Italiani di cross.

Che valore ha per te la “maglia” che porti?

Grandissimo! Credo si possa comprendere il mio attaccamento alla nostra società considerando che son trent’anni che indosso fieramente il verde-arancio.

Non ho mai visto l’atletica come uno sport individuale e l’allenamento per me è un momento di socializzazione. In particolar modo poi nella nostra squadra la forza è sempre stata il gruppo. Ed infatti l’obbiettivo che mi son posto quest’anno è d’equipe e non vi nascondo che l’idea di far squadrone con i più giovani mi lusinga e mi sprona moltissimo.

La nostra è una società a tutto tondo, ci son atleti dagli esordienti fino ad arrivare a me, ma è proprio questo il bello perché c’è spazio per tutti e per tutti c’è un posto come in famiglia.

Cosa consigli ai più giovani che stanno percorrendo i tuoi stessi km?

Innanzitutto li stimo per il coraggio, poiché oggi è sempre più difficile trovare persone che vogliano faticare e anche di esempi blasonati non ve ne sono molti ultimamente.

Quel che posso dirgli è che se, come me, hanno deciso di correre non ne sapranno fare a meno, è qualcosa che ti entra nel sangue ma ti regala tanto. Di sicuro sono necessarie convinzione, tenacia e passione ma se hanno iniziato sono qualità che possiedono già e che potranno solo crescere.

L’unica consiglio che posso dare, ma vale per tutti non solo per i mezzofondisti, è di non lasciarsi schiacciare dagli impegni della vita, dare il giusto peso alle cose e riuscire a trovare il tempo per far quel che ci piace e ci fa star bene.