Atleta del Mese: Elisa Palamara

Allora Elisa “highlander” Palamara, a 36 anni e con un figlio ancora hai ottimi risultati. Te l’aspettavi?

Grazie per l’highlander’, e, decisamente no, non me l’aspettavo! Prima che nascesse Fabio speravo semplicemente di poter continuare a corricchiare per mio piacere personale, anche perché ormai venivo da tanti, troppi anni in cui gli infortuni mi avevano sempre precluso la possibilità di allenarmi. L’ultima stagione intera in cui mi sono allenata seriamente è stata tra il 2008 e il 2009! Dopo di che ho alternato 2-3 o massimo 6 mesi di allenamento a lunghi periodi di stop. Inaspettatamente, dopo la gravidanza ho ripreso a correre gradatamente quasi subito. L’annosa fascite plantare non si è ripresentata e, grazie alla oculata gestione degli allenamenti a cui il coach mi ha sottoposto, ho ottenuto miglioramenti insperati.  Quest’anno ho riavvicinato tempi in gara che non facevo dal 2010, ho vinto delle gare dopo tempo immemore ed ho partecipato di nuovo ad un campionato italiano assoluto (quello di campestre a Gubbio) dopo 8 anni. Non penso sia possibile battere i miei personali risalenti al 2000, ma almeno posso avvistarli senza il cannocchiale!

Allenarsi adesso, con il lavoro e la famiglia, ti pesa maggiormente o è piu un piacere, uno svago?

Allenarsi è ancora più difficile tra lavoro e famiglia, ma ho la fortuna di lavorare a due passi dal campo delle Terme e soprattutto Marco, mio marito e coach, si fa in quattro nell’agevolarmi in questo occupandosi di Fabio all’occorrenza e riuscendo anche a seguire molti dei miei allenamenti. Anche perché sa che se non corro divento intrattabile! A parte ciò, allenarmi è sempre stato una parte fondamentale della vita, ma ora prendo gli allenamenti e quello che viene da essi con più leggerezza, perché ovviamente la nascita di un figlio ti fa rivedere tutta la scala dei tuoi valori. Questo per me è stato un bene, ora mi arrabbio ugualmente se le ripetute non vengono come volevo, ma mi passa dopo un secondo e sono comunque contenta di essermi allenata e non vedo l’ora di correre a riabbracciare Fabietto.  L’unica cosa che a volte mi frena è sapere che lui potrebbe soffrire della mia mancanza mentre mi alleno, per questo cerco di correre anche la mattina presto se dorme o mentre è al nido durante la pausa pranzo del lavoro, oppure, quando proprio devo andare in pista, lo affido ai nonni con cui so che sta benissimo. Comunque ora che sta crescendo sarà più facile fargli capire che se la mamma quando passa davanti a lui correndo non si ferma, non è perché non lo vuole andare ad abbracciare.

 

Tra l’altro infatti il tuo coach è Marco. Il rapporto moglie-marito si inserisce mai in quello allenatore-atleta?

E’ inevitabile! Mai oserei contraddire un allenatore come faccio con lui! D’altronde mi conosce così bene che sa come prendermi. Poi, come dicevo poc’anzi, per riuscire a far allenare me, accudire Fabio, far allenare gli altri atleti e lui stesso (va in palestra e corre), dobbiamo per forza giocare di squadra, pianificare ed incastrare le nostre giornate ed impegni. Sicuramente senza il supporto tecnico, e, soprattutto, morale e logistico di Marco non avrei potuto riallenarmi con questa costanza una volta nato Fabio. Inoltre é evidente che gli eventuali successi e miglioramenti che sto facendo sono ancora più belli ai miei occhi perché so che concorrono nel fare piacere a Marco e valorizzano anche il suo impegno nei miei confronti come tecnico, marito e padre. Insomma, sotto sotto è tutto merito suo.

 

Come mai dopo tanti anni ancora ti emoziona gareggiare?

Ho perso così tanti anni importanti della mia ‘’vita atletica’’ (tra i 24 e  i 27 anni e dai 29 anni in poi) a causa degli infortuni che ho ancora una grande voglia di gareggiare e tentare di tornare a correre forte o, almeno, abbastanza forte. Inoltre se uno si innamora dell’atletica come me è impossibile non pensare subito a quando si potrà di nuovo gareggiare appena si è un minimo in grado di mettere un piede dopo l’altro. È una malattia, probabilmente, ma per me il mettermi alla prova contro il tempo è da sempre una fissazione. Altrimenti non si spiega perché da bambina contassi i secondi che ci mettevo a salire i sei piani di scale del palazzo dove abitavo o quanto ci mettessi ad andare e tornare dal bar all’angolo. Ed ecco perché, nonostante i lunghi periodi di sosta dalla corsa che avrebbero scoraggiato chiunque, io sia ancora qui a gareggiare con l’emozione e la gioia che provo nel sapere che c’è una gara da preparare o un tempo da raggiungere. Poi il giorno della gara o durante essa sono lì a dire ‘’ma chi me lo ha fatto fare’’, eppure il solo fatto di essere lì a farla e, soprattutto, tutto il percorso che mi ha portato ad arrivare ad essa, sono per me una delle sensazioni che meritano di essere vissute. E poi si può imparare a gestire l’emozione pre-gara grazie all’esperienza, ma si possono avere 17 o 36 anni eppure il turbinio di emozioni che si prova quando si è lì sulla linea di partenza in attesa dello sparo è sempre lo stesso!

Pensi di andare avanti ancora per molte stagioni?

Dipende se mi rinnovano il contratto (ride ndr). Diciamo che ora che ho ripreso a correre discretamente non mi va proprio di smettere. Finché sarò minimamente competitiva a livello assoluto, non vedo perché non continuare. Per mia fortuna nel mezzofondo fino a 40-45 anni i valori prestativi non sono molto lontani da quelli che si hanno intorno ai 30 anni. Le migliori 8 maratonete italiane hanno tutte la mia età se non di più, per dire. Quello che vorrei evitare invece è arrivare a fare gare della categoria master f70. Smetterò di gareggiare ed allenarmi con fini agonistici non appena sarò troppo lenta per fare certi risultati, ma, sospetto fortemente, non smetterò di correre per il piacere di farlo e sentirmi bene, finché ne avrò tempo, possibilità e voglia.

Una parentesi per il tuo piccolo Fabio. Per lui vedi più un futuro da mezzofondista, come la mamma, o preferiresti si dedicasse ad altre specialità?

Non nego che mi piacerebbe facesse innanzitutto atletica e poi sarei curiosa di vedere come se la cavi nel mezzofondo. D’altro canto, spero che possa dilettarsi in un’altra specialità dove forse possa faticare di meno, ma, se la genetica non mente, con due genitori mezzofondisti e non velocissimi come noi, sarà difficile che diventi un duecentista. Marco ha già dichiarato che se a 12 anni, messo su un rettilineo, Fabio dovesse correre un 100 sotto i 13’’ chiederà l’esame del DNA! A parte gli scherzi, sono contenta se farà atletica, ma, ovviamente, spero che cresca soprattutto col piacere di fare attività fisica e la costanza di seguire uno sport in maniera seria, qualunque esso sia.

Francesco Rossi